Sospeso l’avvocato che aiuta a sostenere il falso

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Una sentenza che potrà aiutare a proteggere i bambini dalla peggiore delle infamie: la tattica di sostenere false accuse al fine di impadronirsi dei figli il tempo necessario per plagiarli ed alienarli fino a fargli odiare il genitore assente per poi usare tale abuso sull’infanzia (PAS) come scusa per impedire l’affido condiviso.

Le Sezioni Unite della Suprema Corte, con sentenza 26 maggio 2011, n. 11564 Pres. VITTORIA; Est. FELICETTI, in applicazione del riferito principio di diritto, ha confermato la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio della professione forense per cinque mesi irrogata dal C.N.F. ad un avvocato.

La Corte costituzionale ha evidenziato che l’esercizio della professione forense dinanzi ai Tribunali per i minorenni, nei procedimenti in materia di adozione e di controllo della potestà genitoriale, richiede, in capo ai professionisti, il possesso di «competenze adeguate alla particolarità e alla delicatezza della funzione da assolvere» (Corte cost. 22 giugno 2004, n. 178, in Foro it., 2004, I, 3276, con nota di Romboli).
Ciò significa che l’avvocato, nei procedimenti in cui sono coinvolti minori (e, più in generale, nelle controversie familiari), ha il dovere di assolvere la propria funzione con lealtà e correttezza.

Alla luce della richiamata pronuncia della Corte costituzionale, nonché di numerose altre decisioni della giurisprudenza di merito (cfr., tra le altre, Trib. Roma 26 maggio 2006, inedita), può affermarsi che, in questa materia, compito primario dell’avvocato è quello di responsabilizzare i coniugi, sollecitandoli a rispettare il dovere di leale cooperazione e collaborazione nell’accertamento dei fatti rilevanti ai fini della decisione (sia in ordine alle esigenze economiche e personali dei figli che all’esatta determinazione delle loro rispettive capacità patrimoniali), fino al punto di fornire in giudizio anche elementi contrari al proprio personale interesse, in applicazione del principio di responsabilità genitoriale (che rappresenta uno dei criteri informatori del diritto di famiglia e minorile).

Le peculiarità delle regole che disciplinano gli oneri processuali delle parti differenziano i processi matrimoniali da ogni altro processo civile ed il temperamento del diritto di difesa, garantito ad ogni parte ai sensi dell’art. 24 Cost., trova fondamento in altri valori costituzionali, costituiti dagli artt. 29 e 30 Cost.
Dunque, non solo le parti, ma anche i loro difensori hanno un obbligo di lealtà ulteriore rispetto a quello previsto dall’art. 88 c.p.c.

Da http://www.diritto.net/tiziano-solignani-avvocto-dal-volto-umano/25084-lavvocato-che-si-adopera-per-consentire-al-proprio-cliente-di-sottrarre-la-casa-familiare-alle-figlie-minori-e-responsabile-deontologicamente.html

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Napoli: disposto vero affido condiviso con residenza alternata

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Il vero affido condiviso, con condivisione paritetica dei tempi con entrambi i genitori, è legge in Francia fin dal 2002.  Nel 2006 i risultati sono stati così valutati:

la residenza alternata è apparsa come il mezzo migliore per garantire una vera bi-genitorialità, la sicurezza vitale per il bambino della conservazione del doppio legame genitoriale.  [...]

Cancellare l’unione coniugale è legittimo, cancellare l’unione genitoriale costituisce un divieto imprescrittibile: la perennità del legame del bambino con i suoi due genitori è diventata un diritto fondamentale per il bam­bino.

Tutte le ricerche scientifiche neo­ natali dimostrano l’importanza della presen­za e del ruolo di ogni genitore, dalla nascita, per il buon sviluppo del bambino. [...]

Il tasso delle malattie – quali problemi an­siosi, depressioni, problemi relazionali – è significativamente più elevato fra gli adulti il cui padre non è stato sufficientemente presente durante i primi 6 anni di vita.

[Fonte: documento Commissione d’Inchiesta Parlamentare sulla Famiglia e sui Diritti dei Bambini]

In Italia, dove l’affido condiviso sarebbe legge dal 2006, solo alcune sentenze hanno applicato la soluzione del vero affido condiviso con eguale permanenza presso entrambi i genitori (Catania 2006Chieti 2006La Spezia 2007, …, Trieste 2011).

Una nuova sentenza in tal senso arriva dal Tribunale dei Minorenni di Napoli, dove, grazie anche ad un percorso di mediazione familiare, due bambini potranno vivere a settimane alternate con la mamma e con il papà.

 

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Bambino cerca la sua vera mamma, coppia lesbica lo pugnala a morte

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Due amanti lesbiche che avevano pugnalato selvaggiamente un ragazzo di 13 anni per più di 20 volte sono state arrestate per tentato omicidio.

Lorena Grande, 22 anni, è stata carcerata per nove anni, mentre la co-imputata McGarvie Gemma, 18 anni, è stata condannata a sette anni di detenzione in un carcere minorile.

Leggendo la sentenza, il giudice Richard Brown ha detto alla coppia di aver commesso un “attacco vile e feroce” su un bambino indifeso come aveva pianto per sua madre. Per questo, ha detto il giudice, devono entrambe essere severamente punite.

Il giudice ha anche detto: “Voi due eravate armate di coltelli e avete infierito su … (la vittima) nel modo più orrendo …. (la vittima) non aveva fatto assolutamente nulla per provocare l’attacco. ..

Una volta che avevate iniziato l’attacco vile e feroce, avete continuato fino a quando pensavate di averlo ucciso.”

Sul ragazzo, che ora ha 14 anni, erano dunque state inferte 23 coltellate al petto, alla schiena, alle gambe e alla gola che gli era stato tagliata.

I soccorsi lo trovarono nei pressi di una panchina in una pozza di sangue.

Durante il processo, Large e McGarvie si erano rimproverate l’un l’altra le responsabilità.

McGarvie aveva detto che Large aveva trascinato il ragazzo fuori di casa per poi colpirlo con il coltello, “mentre sorrideva come un gatto del Cheshire”.

Dopo essere rientrata in appartamento Large aveva detto di doversi lavarsie le mani perché aveva “toccato uno sporco negro“, secondo la McGarvie.

Ma Grande McGarvie era stata a sua volta accusata di aver lanciato l’attacco, raccontando alla giuria che lei aveva anche detto: “.. Il piccolo bastardo sta ancora respirando ho intenzione di finirlo

Il giudice ha detto alla coppia lebica:. “Non sappiamo che cosa stesse succedendo nella vostra testa, cosa che del resto nessuna di voi ha avuto il coraggio di raccontare, ma sappiamo che … (la vittima), durante un incubo, stava solo chiedendo l’aiuto della sua mamma. La vostra risposta a tale richiesta del piccolo è stata quella di infliggere più ferite col coltello“.

Per saperne di più: http://www.dailymail.co.uk/news/article-96690/Jail-women-stabbed-13-year-old-boy.html # ixzz1uYsAjnKj

Fonte

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Avvocata specializzata in false accuse di pedofilia per privare i bambini dei loro papà

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«Secondo gli esperti, le calunnie hanno quasi tutte le stesse caratteristiche: vengono usati bambini piccoli, da 2 a 5 anni, che non presentano alcun segno di violenza, coinvolti in separazioni conflittuali in cui i nonni spesso assumono un ruolo decisivo».

La notizia arriva dal settimanale l’Express, che però non fa il nome di chi, fingendo di difendere i bambini, li ha devastati con false accuse di pedofilia.   Forse temendo che questi criminali, adusi ad abusare del sistema giudiziario per scopi pedo-criminali, potessero cercare di mettere a tacere le proprie malefatte costruendo una denuncia per diffamazione.

Apparso negli USA qualche anno fa, un allarmante fenomeno ha preso piede nei tribunali, una sorta di follia che porta le coppie in guerra per l’affido dei figli a usare la più terribile accusa, quella di incesto.  Centinaia di papà — molto più raramente le madri — si dichiarano oggi calunniati dall’ex: «È l’arma atomica delle separazioni conflittuali». [...]

I casi di false accuse sembrano curiosamente molto più numerosi nella piccola città di Pontoise, vicino a Parigi, dove il fenomeno ha assunto l’aspetto di una epidemia.   15 papà accusati nello stesso tribunale per storie simili, alla fine si sono uniti per proclamare la propria innocenza.  Nessuno è mai stato condannato e 9 già assolti.  In 10 di questi casi le madri accusatrici erano rappresentate dalla stessa avvocata.  Che in tutti i casi ha presentato la denuncia secondo la formula che impedisce di archiviare il caso obbligando ad aprire unprocedimento penale. «La sig.ra M. è una attivista femminista che fa da avvocata per la locale Casa della Donna»  dice Dominique Marion, uno dei padri falsamente accusati «si è specializzata in tali accuse, che usa per mettere i papà fuori gioco e allontanarli dai figli».  La relazione di uno psicologo esperto nominato dal Tribunale parla apertamente di «ruolo nefasto» giocato dall’avvocata femminista, qualificata come «fanatica» e «settaria»: «I suoi eccessi, la sua abitudine alla menzogna, a volte diffamatoria, dimostrano la sua incapacità a mantenere una distanza sana ed oggettiva in queste faccende». [...]

La situazione è diventata così grave che il Procuratore ha ricevuto 10 di questi papà.  Oltre agli eccessi dell’avvocata femminista, hanno lamentato la lentezza della giustizia ed il ruolo negativo di alcuni «esperti» abusologi che rilasciano certificati di convenienza alle madri calunniatrici.

Una psichiatra infantile, la dr. B, coinvolta nei fattacci di Pontoise è stata interdetta per 3 anni dall’Ordine dei Medici per aver ripetutamente denunciato «la responsabilità di un papà in abusi sessuali privi di fondamento» [...].

«Certe madri fanno il tour degli abusologi fino a quando trovano quello che certificano quello che vogliono» constata Nicole Tricart, presidente del Tribunale dei Minori di Parigi «a volte ci troviamo di fronte certificati che fanno rabbia.  Come quella psicopatica che ha descritto in dettaglio l’esame con il quale decideva che una bambina di 5 anni era stata abusata: le sentiva il polso mentre sussurrava all’orecchio della bambina la parola “incesto”, dall’aumento dei battiti ha dedotto un forte trauma sessuale». QED

«Molto spesso il primo passo compiuto dal magistrato è quello di sospendere i diritti di accesso del genitore accusato. Che nel caso di una falsa accusa, è esattamente ciò che il genitore accusatore sta cercando».

Nessuno esce indenne dalle accuse, né il bambino né l’imputato né l’accusatore, ha detto Lawrence Becuywe, giudice del tribunale di Pontoise. Dal momento in cui sono stati lanciati, si entra nel campo della follia, odio o perversione allo stato puro.  [...]

Lo psicologo canadese Hubert Van Gijseghem, specialista mondiale nel settore, afferma che le false accuse hanno conseguenze gravi quanto la pedofilia vera e propria.

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Cade un mito della Psicologia forense: l’affidamento alternato fa bene ai figli dei separati

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Un avamposto importante conquistato nel nome dei figli.

Un evento molto importante, quasi di portata epocale, si è verificato nell’ambito delle audizioni della Commissione Giustizia del Senato relative al DDL 957 per la riforma dell’affido condiviso.

Il Collegio Nazionale degli Ordini degli Psicologi ha infatti depositato un documento innovativo nel quale esprime un parere assolutamente positivo nei confronti delle cure paritetiche e dell’affido alternato.

Il documento cita innanzitutto due importanti ricerche, ovviamente estere dato che in Italia l’affido alternato non è mai stato utilizzato su larga scala. Queste hanno evidenziato non solo una sostanziale innocuità ma addirittura importanti benefici sui minori derivanti dalla custodia alternata.

Cade così, di fronte alle più autorevoli acquisizioni scientifiche, un primo paradigma ideologico dietro al quale la nostra magistratura (seguita da tanta avvocatura) si è trincerata da decenni: “l’affido alternato è nocivo, è destabilizzante”.
Chissà cosa diranno ora il Prof. Carlo Rimini, la Prof.ssa Ferrando, il Sottosegretario Casellati, l’Associazione italiana dei Magistrati per i Minorenni e la Famiglia, l’avvocato Gassani, le Camere Minorili Penali, l’Organismo Unitario dell’Avvocatura, l’AIAF che, spingendosi su un terreno scientifico a loro non congeniale, ultimamente si erano espresse contro l’alternanza.

Il dramma derivante dalla grossa difficoltà con cui il magistrato medio italiano (dotato giuridicamente ma a differenza del collega anglosassone spesso digiuno di basi e mentalità scientifica) tende ad acquisire nel proprio lavoro le informazioni provenienti dai laboratori e dagli operatori scientifici non è nuova: i “geni della violenza” sono arrivati come motivo di attenuante in un Tribunale italiano 15 anni dopo l’esordio statunitense e il test del DNA oltre 4 anni dopo l’esordio britannico.

Il Collegio Nazionale cita poi, a supporto della necessità di un coinvolgimento paterno promosso anche dalle leggi, uno straordinario studio epidemiologico pubblicato nel 2007 sulla rivista degli Acta Pediatrica e già divulgato da Vittorio Vezzetti nel 2009 sulla prestigiosa Rivista della Società italiana di pediatria preventiva e sociale. Qui il contributo paterno, concettualizzato come Tempo di coabitazione, Impegno e Responsabilità ha dimostrato con validazione statistica (nella rivisitazione di 24 studi longitudinali svolti in 4 Continenti) di  essere in grado di ridurre i problemi psicologici nelle giovani donne, di ridurre il disagio comportamentale e la delinquenza nei ragazzi, di migliorare lo status economico dei minori, di migliorare lo sviluppo cognitivo.

Cade così un altro mito della Psicologia forense espresso dalla frase “quello che conta non è la quantità ma la qualità”, dietro alla quale CTU e magistrati si sono spesso nascosti al momento di definire diritti di visita di poche ore al mese. Invece la ricerca medica internazionale ha studiato e definito l’importanza della variabile Tempo (quindi la quantità) smentendo il vetusto assioma. Anche perchè è difficile fornire buona qualità se si ha a disposizione una quantità di tempo spesso ridicola e in condizioni ostili.

Con buona pace della maggior parte degli operatori del Diritto il Collegio Nazionale degli Psicologi ha fornito un parere chiaro e scientificamente inoppugnabile sui benefici dell’alternato e delle cure paritetiche. Dietro a cosa si nasconderanno ora i nostri amici magistrati per continuare a emettere i soliti provvedimenti sbilanciati che finio a luglio campeggiavano su un facsimile di proposta suggerito dal sito del Ministero della Giustizia?

[vv]

Leggi anche L’Ordine Nazionale degli Psicologi favorevole al vero affido condiviso

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Il processo femminista e le gravi conseguenze sui bambini

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Dall’Inghilterra arriva la notizia di una follia giudiziaria: una donna accusa l’ex marito di averla violentata durante la prima notte di nozze, mentre lei era ubriaca!  Come noto, è tradizione delle donne inglesi lo sposarsi non per stare con il marito ma per ubriacarsi.

La follia sta nel fatto che l’accusa appare basata sulla sola parola della donna.  Come noto alcool, droghe e avvocate femministe allentano i codici morali e predispongono alla menzogna ed alla calunnia.

In base a tale follia giudiziaria, ogni bambino può in qualunque momento essere reso orfano del proprio papà: basta che la madre voglia separarsi e si inventi l’accusa “mi violentava” procurandosi per i prossimi 5 o 10 anni un processo in cui potrebbe distruggere l’ex qualora un giudice applicasse l’inversione dell’onere della prova.  Infatti, nessun testimone può smentire la signora su quanto accaduto la prima notte di nozze, quindi l’uomo può subire una condanna.

Già ora in Italia l’80% delle accuse di maltrattamenti tentate da donne separate risultano false [Fonte: senato].

Tali processi femministi portano a violazioni dei diritti umani, che possono avere  gravi conseguenze, quali un aumento degli omicidi familiari (la calunnia è un reato, e se la giustizia ci casca un calunniato può decidere di farsela da solo nell’unico modo possibile) ma soprattutto l’alienazione genitoriale dei figli (lo scopo delle calunniatrici accecate dall’odio è solitamente il provare i figli dei loro papà).

 

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Diffamazione?

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Giornalista denunciato per aver scritto che la signora Pleasant ha ucciso tre mariti, quando in realtà ne ha uccisi solo due, mentre il terzo è riuscito a fuggire con una costola rotta.

Fonte: Omaha Daily Bee, 3 gennaio 1874, pag. 2.

Anche dirittoeminori passerà alla storia?

 

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Associazioni a delinquere finalizzate a sottrarre bambini con false accuse

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Quasi tutte le separazioni giudiziali sono accompagnate da denunce penali: ormai risultano false l’80% delle accuse di maltrattamenti in famiglia ed il 92-96% delle accuse di pedofilia.

Nel gergo femminista americano la falsa accusa di abusi è detta “pallottola d’argento”.  Sebbene vengano solitamente archiviate come false accuse, si tratta ovviamente di calunnie. Promosse da un “circuito dell’abuso” composto da associazioni che spesso agiscono come vere e proprie associazioni a delinquere mascherate da associazioni a tutela della donna e/o dell’infanzia: cacca vestita da pasticcino.

In Italia, una nuova legge (DDL 1969) stabilisce che chi promuove accuse di pedofilia avrà l’avvocato gratis a spese dello Stato «anche in deroga ai limiti di reddito».

Le false accusa di pedofilia sono quelle più redditizie per il circuito dell’abuso: mancando qualunque prova permettono a pseudo-esperti di arricchirsi per anni: ad esempio un avvocato può guadagnare 100,000€ per bambino tirando in lungo un processo basato sul nulla, non fermandosi davanti a nessuna efferatezza.

Vengono preferiti bambini piccoli, da 2 a 5 anni, che non presentano alcun segno di violenza, coinvolti in separazioni conflittuali in cui i nonni spesso assumono un ruolo decisivo.

Le ricerche scientifiche (Van Guseghem, G.B. Camerini, D. Berto, L. Rossi, M. Zanoli…) mostrano che le false accuse di pedofilia devastano i bambini quanto la pedofilia vera: e così con la scusa di salvare 6 bambini se ne devastano 94.

Addirittura, alcuni sindaci e procure firmano protocolli che di fatto autorizzano la sottrazione di minore da parte di associazioni sessiste (che tutelano solo donne) nate dal femminismo radicale: basta loro dire che temevano che il maschio fosse violento e/o abusante.

La tecnica seguita dalle pedo-calunniatrici è quasi sempre la stessa: impadronirsi dei figli con calunnie il tempo necessario per plagiarli ed alienarli fino a far loro rifiutare il papà assente, per poi tentare di sostenere che l’alienazione genitoriale non è un abuso sull’infanzia.

Varie persone davvero interessate alla tutela dei bambini hanno cercato di denunciare il problema ma hanno subito tentativi di censura: ad esempio è capitato al sociologo Stefano Zanetti ed al criminologo Luca Steffenoni.

Se si volesse proteggere i bambini basterebbero poche chiare norme:

  1. Il danaro elargito ad avvocati che si arricchiscono con accuse di pedofilia, qualora l’accusa risulti falsa, verrà loro sottratto e ceduto alle vittime a titolo di risarcimento.
  2. Se più del 20% delle accuse sostenute da una associazione si rivelano false, la associazione viene sciolta ed i suoi proventi sequestrati e destinati a cure psicologiche delle piccole vittime della false accuse.
  3. Se più del 20% delle accuse sostenute da un professionista risultano false, questo viene radiato.

 

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La storia di 2 bimbi che da Firenze arrivano a S.Consilina. In fuga per riabbracciare la nonna.

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Fuggono da casa famiglia per riabbracciare la nonna a 600 km. di distanza: la storia di 2 bimbi che da Firenze arrivano a S.Consilina

Due ragazzini, una 14enne ed il fratellino di 7 anni sono fuggiti da una casa-famiglia dove erano ospiti a Firenze per riabbracciare la nonna a Sala Consilina, nel salernitano a 600 chilometri dal luogo dove vivevano da qualche tempo.


SALA CONSILINA – Lei 14 anni, lui 7 in fuga per oltre 600 chilometri per incontrare e poter riabbracciare la nonna materna. Un lungo viaggio affrontato in treno e in pullman per incontrare di nuovo l’amata parente È successo A Sala Consilina. Sorella e fratello hanno attraversato mezza Italia. I due ragazzini sono fuggiti da una casa-famiglia dove erano ospiti.
Si tratta di una comunità di Firenze nella quale i due fratelli vivono da qualche tempo affidati alla patria potestà dei responsabili della casa famiglia.

I piccoli, evidentemente, malsopportano la divisione dalla nonna. E per rivederla hanno intrapreso un viaggio in totale solitudine. Ecco cosa è accaduto. La nonna abita a Sala Consilina, Vallo di Diano.

Allora sorella e fratello si allontanano dalla casa e puntano verosimilmente a piedi verso la stazione. Salgono quindi sul treno diretto verso sud e arrivano in una stazione tra Salerno e Battipaglia dopo aver attraversato tre regioni e una lunga serie di stazioni.

Dopo aver lasciato il treno i due prendono un pullman che continua il proprio percorso lungo l’autostrada Salerno-Reggio Calabria verso il Vallo di Diano e con precisione con uscita Sala Consilina. Sembrano conoscere bene il tragitto. Impiegano infatti poche ore per completare la tratta Firenze-Sala Consilina.

Una volta arrivati a Sala Consilina decidono di chiamare da una cabina telefonica la casa famiglia probabilmente perché non vogliono far preoccupare i propri assistenti. Appare sul telefono della casa famiglia il prefisso 0975. È il prefisso telefonico del Vallo di Diano. Occorre poco per collegare il prefisso con la residenza della nonna materna.

Dopo neanche 24 ore dalla fuga da Firenze i carabinieri della stazione di Sala Consilina trovano la quattordicenne e il fratellino di 7 anni a casa della nonna materna in ottime condizioni al fianco dell’amata parente. I carabinieri segnalano il ritrovamento e i due fratelli vengono quindi affidati in modo temporaneo a una zia, anche lei originaria e residente nel Vallo di Diano.

http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=190236&sez=CAMPANIA

 

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Maltrattamenti: nelle separazioni 4 denunce su 5 sono false. I dati della Procura di Bergamo

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«I maltrattamenti in famiglia stanno diventando un’arma di ritorsione per i contenziosi civili durante le separazioni», avverte Carmen Pugliese, PM del pool della Procura specializzato in reati sessuali e familiari, scorrendo i dati che vedono questo tipo di violenza aumentare in maniera significativa. Nella Bergamasca si è passati dai 278 casi del 2006 ai 306 del 2007, fino ai 382 del 2008, in pratica più di una denuncia al giorno. E se è vero che si riscontra una sempre più diffusa propensione da parte di padri e mariti ad alzare le mani, è altrettanto appurato che molte volte le versioni fornite dalle presunte vittime (quasi sempre donne) sono gonfiate ad arte. «Solo in due casi su 10 si tratta di maltrattamenti veri – analizza il pm Pugliese -. Il resto sono querele enfatizzate e usate come ricatto nei confronti dei mariti durante la separazione. “Se non mi concedi tot benefici, io ti denuncio”, è la minaccia che fanno alcune mogli. Tanto che, una volta ottenuto quello che volevano, tornano in Procura a chiedere di ritirare la denuncia. Non sanno che nel frattempo noi abbiamo speso tempo ed energie per indagare. L’impressione è che alcune mogli tendano a usare pm e polizia giudiziaria come strumento per perseguire i propri interessi economici in fase di separazione».

Poche, in percentuale, le inchieste che sfociano in condanna. «Molte volte – rivela il pm Pugliese – siamo noi stessi a chiedere l’archiviazione. In altri casi, invece, si arriva a un processo dove la presunta vittima ridimensiona il proprio racconto. È successo anche che qualche ex moglie sia finita indagata per calunnia».
Sono per lo più italiane (mogli di italiani e anche di stranieri) le presunte vittime che si rivolgono alla Procura. Più limitata, invece, la percentuale dei genitori (il più delle volte anziani) presi a botte dai figli. Anche papà e mamme tendono a minimizzare i fatti dopo la denuncia, ma in questo caso lo fanno per amore e non per denaro.
Carmen Pugliese una tiratina d’orecchi la riserva anche alle associazioni che operano a tutela delle donne: «Non fanno l’operazione di filtro che dovrebbero fare: incitano le assistite a denunciare, ma poi si disinteressano del percorso giudiziario, di verificare come finirà la vicenda. Mi sembra una difesa indiscriminata della tutela della donna che viene a denunciare i maltrattamenti, senza mettere in conto che questa donna potrebbe sempre cambiare versione».
Ovvio che molte volte le violenze si verificano davvero e in modo pesante: «Da noi arrivano donne col volto tumefatto e in alcuni casi contro i mariti emettiamo misure cautelari». Ma talvolta a patire le conseguenze di denunce enfatizzate sono uomini che cascano dalle nuvole. Come quel bergamasco denunciato dalla ex moglie dell’Est che s’era rifugiata in una comunità protetta. Lei lo aveva dipinto come una sorta di persecutore, lui si presentò in Procura a raccontare che il rapporto non era poi così compromesso: i due continuavano a vedersi ogni fine settimana e per provarlo l’ex marito esibì le ricevute del motel.
Soldi richiesti e rapporti coniugali deteriorati, soprattutto in tempi di recessione, sono l’impasto che spesso porta davanti a un giudice. Lo si può leggere nelle statistiche dei reati consumati nella Bergamasca nel 2008, alla voce del mancato versamento di alimenti fra coppie separate. Un numero passato dai 278 casi denunciati nel 2006 ai 292 del 2007 per giungere ai 315 dello scorso anno.
«E chiaro che separarsi comporta difficoltà economiche – osserva il procuratore Addano Galizzi -. Se poi in famiglia lavora solo il marito, versare gli alimenti alla moglie separata e ai figli diventa un problema quando scatta la cassa integrazione o addirittura il licenziamento, soprattutto in questi periodi di crisi economica diffusa».
A volte sono gli inquirenti stessi a mettersi la mano sul cuore: « Se – confessa il pm Pugliese – un ex marito per uno o due mesi non versa gli alimenti e mi documenta che ha perso l’impiego o parte significativa del reddito, io per la denuncia chiedo l’archiviazione».
Stefano Serpellini
L’Eco di Bergamo

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